Arte e Cultura :: Acquedotti dell'Antica Roma
Roma Antica Acquedotti dell'Antica Roma
Un'altra costruzione magnifica degli antichi romani, sono i gli antichi acquedotti. Immortalati nei paesaggi ottocenteschi della campagna romana, le loro rovine sono oggi inserite nell'urbe, e in alcuni parchi tra cui per l'appunto Il Parco degli Acquedotti sull'Appia.
Diversi altri luoghi suggestivi o curiosi, alcuni poco noti e abbandonati nel tessuto urbano. Ricordiamo il tratto di Via Casilina Vecchia che da Piazza Lodi conduce tra viuzze strette, con curve sotto gli archi degli acquedotti, i quali a sua volta passano sopra i binari delle ferrovie.
Queste enormi costruzioni erano disegnate per portare l'acqua pulita e fresca dai colli e montagne vicini Roma, sfruttando prevalentemente la forza di gravità. La lunghezza poteva essere di alcuni pochi chilometri, fino a svariate decine di chilometri.
Descriviamo infine gli acquedotti della roma papale e moderna.> Aqua Appia. L'acquedotto venne costruito dai censori Appio Claudio Cieco (da cui riprende il nome) e Caio Plauzio Venox nel 312 a.C. e captava sorgenti lungo una strada secondaria che si staccava dalla via Prenestina tra il VII e l'VIII miglio. Roma intraprende la sua costruzione nel bel mezzo della seconda guerra sannitica (327-304 a.C.) e in concomitanza della costruzione della via Appia dando prova della propria forza e capacità di pianificazione.Il condotto era quasi completamente sotterraneo, alla profondità di circa 15 m, e la sua lunghezza complessiva era di poco più di 11 miglia (11.190 passi), pari a 16,5 km; la portata giornaliera corrispondeva a 841 quinarie, pari a poco più di 34.000 mc. Dopo l'ingresso in Roma presso Porta Maggiore (nella località detta ad spem veterem), si dirigeva verso il Celio e l'Aventino e terminava nei pressi della porta Trigemina, nel Foro Boario. Fu restaurato nel 144 a.C., ad opera di Quinto Marcio Re e in concomitanza con la costruzione dell'aqua Marcia, nel 33 a.C., a cura di Agrippa, e tra l'11 ed il 4 a.C., ad opera di Augusto: questi ne potenziò la portata fino a 1,825 quinarie, pari a 75.737 mc (876 litri al secondo), captando nuove vene d'acqua presso il VI miglio della via Prenestina.
> Anio Vetus. Costruito tra il 272 e il 270 a.C. con il bottino della vittoria contro Taranto e Pirro da due magistrati appositamente nominati dal Senato (duumviri aquae perducendae), i censori Manio Curio Dentato e Flavio Flacco; fu il secondo ad occuparsi dell'impresa, essendo il collega morto cinque giorni dopo l'incarico. Ebbe l'appellativo di "vecchio" (vetus) solo quando, quasi tre secoli dopo, fu costruito l'acquedotto dell'Anio Novus (o "Aniene Nuovo"). Raccoglieva le acque dell'Aniene sopra Tivoli all'altezza del XXIX miglio della via Valeria, tra Vicovaro e Mandela, presso la confluenza nell'Aniene del torrente Fiumicino, circa 850 m a monte di San Cosimato, ovvero in una regione della Sabina che era stata conquistata dallo stesso Manio Curio Dentato poco tempo prima.
Il condotto era per la maggior parte sotterraneo, ad eccezione di alcuni ponti, e giungeva in città nello stesso luogo dell'aqua Appia, per terminare presso la porta Esquilina. La lunghezza dell'acquedotto era di 43 miglia, pari a 63,5 km circa, dei quali solo 221 passi erano in superficie, su muri di sostegno. La portata era di 4.398 quinarie giornaliere (pari a 182.517 mc e 2.111 litri al secondo): solo poco più di metà, a causa di dispersioni o captazioni abusive, giungeva però a destinazione.> Aqua Marcia. Resti dell'acquedotto Marcio a Tivoli. L'acquedotto venne costruito nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re. Per questo compito gli fu assegnata dal Senato la somma considerevole di 180 milioni di sesterzi. Raccoglieva l'acqua dell'alto bacino dell'Aniene, attingendo direttamente dalle sorgenti, abbondanti e di ottima qualità e purezza. Plinio il Vecchio la considerava l'acqua migliore tra quelle che arrivavano a Roma ("clarissima aquarum omnium") e "come un dono fatto all'Urbe dagli dei". Partiva nei pressi di Agosta, dove ancora oggi è possibile riscontrarne tracce nell'ex cava di pietra. La lunghezza dell'acquedotto era di 61.710 passi, pari a poco più di 91 km. Il percorso era sia sotterraneo, sia su arcate (per circa 7.463 passi, pari a 11 km circa); un tratto di circa 9 km di arcate fiancheggiava la via Latina). Arrivava a Roma nella località ad spem veterem, come gli acquedotti precedenti, scavalcava la via Tiburtina su un arco che fu poi trasformato nella Porta Tiburtina delle mura aureliane e terminava in prossimità della porta Viminale. La distribuzione raggiungeva il Campidoglio, mentre un ramo secondario (rivus Herculaneus) raggiungeva il Celio e l'Aventino.Oltre a numerosi restauri minori, fu in gran parte ricostruito in seguito ad un incremento di portata, pressoché raddoppiata con la captazione di una nuova sorgente (detta "Augusta"), tra l'11 e il 4 a.C., sotto Augusto. Sotto Caracalla (213 d.C.) venne realizzata la diramazione dell'aqua Antoniniana per le nuove terme, che attraversava la via Appia su un arco ("arco di Druso"). Un altro ramo secondario fu utilizzato per l'alimentazione delle terme di Diocleziano.
> Aqua Tepula. L'acquedotto venne costruito dai censori Caio Servilio Cepione e Lucio Cassio Longino nel 125 a.C. Il nome gli derivò dalla temperatura "tiepida", a 16-17 gradi, dell'acqua.Captava sorgenti situate nella zona vulcanica dei Colli Albani, dette della Pantanella e dell'Acqua Preziosa, al X miglio della via Latina.Il percorso dell'acquedotto era quasi tutto sotterraneo con una lunghezza di 18 km, dei quali 9.580 m sulle arcuazioni dell'aqua Marcia. La portata giornaliera, una delle più basse, era di 445 quinarie (pari a circa 18.467 mc), 92 delle quali derivate dall'aqua Marcia' e 163 l'Anio Novus.Nel 33 a.C. fu ristrutturato e modificato da Agrippa e fu fatto confluire nel nuovo condotto dell'aqua Iulia, dal quale si separava nuovamente nei pressi della città. Correva, quindi, in un condotto distinto sopra gli archi dell'aqua Marcia, insieme all'aqua Iulia, e giungeva in città ad spem veterem, seguendo poi lo stesso percorso dell'aqua Marcia fino alla Porta Viminale. La portata complessiva dei due acquedotti, al tempo di Sesto Giulio Frontino, era di 1.606 quinarie (pari a 66.649 mc).
> Aqua Iulia. L'acquedotto venne costruito dall'edile Agrippa nel 33 a.C. e prese il nome dalla gens Giulia, in onore di Augusto. Venne unito in un unico condotto con quello dell'aqua Tepula, e restaurato da Augusto tra l'11 e il 4 a.C.Raccoglieva l'acqua da sorgenti nel territorio tuscolano, dal XII miglio della via Latina, identificate presso il ponte degli Squarciarelli a Grottaferrata. Arrivava a Roma come gli acquedotti precedenti nella località ad spem veterem, presso Porta Maggiore, e seguiva, quindi, lo stesso percorso dell'aqua Marcia fino a porta Viminale.l percorso complessivo era pari a 15.426 passi, pari a quasi 23 km, dei quali circa 7000 (circa 11 km) in superficie; la portata era di 1.206 quinarie (pari a 50.043 mc, 579 litri al secondo) in origine, e in seguito fu accresciuta di 92 quinarie provenienti dall'aqua Marcia e di altre 163 dalll'Anio Novus. Laqua Iulia riforniva il Celio, l'Esquilino, il Viminale e il Quirinale, il Foro Romani e il Campidoglio, il Palatino e il Piccolo Aventino.Probabilmente, una diramazione di questo acquedotto, di cui sono visibili alcune arcate, alimentava la fontana monumentale di piazza Vittorio Emanuele, costruita sotto Alessandro Severo (nymphaeum Alexandri o "Trofei di Mario").
:: Altri acquedotti dell'Antica Roma::
:: Acquedotti della Roma papale e moderna :: Acquedotti romaniMusei di Roma Luoghi d'interesse