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Arte e Cultura :: Acquedotti romani

Roma Antica
 

Acquedotti romani - II

:: Altri acquedotti dell'Antica Roma::
:: Acquedotti della Roma papale e moderna ::

> Aqua Virgo. I resti dell'acquedotto Vergine in via del NazarenoL'acquedotto venne costruito da Agrippa (che allora era già stato tre volte console e non deteneva più nessuna magistratura) e inaugurato il 9 giugno del 19 a.C., a servizio dell' impianto termale del Campo Marzio.Le sorgenti erano all'VIII miglio della via Collatina nell'"agro lucullano", a poca distanza dal corso dell'Aniene. Il nome ("acqua Vergine"), deriva, secondo una leggenda, dalla fanciulla che aveva indicato ai soldati il luogo della sorgente, o, più probabilmente, si riferisce alla purezza dell'acqua. La fontanella di vicolo della Spada di OrlandoIl percorso seguiva la via Collatina, in parte su arcate ,e raggiungeva l'abitato alle pendici del Pincio. Da qui, delle arcate di epoca claudia (in parte conservate in via del Nazareno) attraversavano il Campo Marzio, scavalcando l'attuale via del Corso (via Lata) sull'"arco di Claudio", un'arcata dell'acquedotto monumentalizzata per celebrare la conquista della Britannia ad opera di questo imperatore.L'acquedotto fu costantemente restaurato e tuttora alimenta fontane grandi e piccole fra Trevi, Colonna e Campo Marzio: la fontana di Trevi e la fontana della "Barcaccia" a piazza di Spagna, con le condutture di alimentazione che danno il nome alla "via dei Condotti", la fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona, ma anche la fontanella di vicolo della Spada di Orlando. La portata giornaliera era di 2.504 quinarie (pari a 103.916 mc e 1.202 litri al secondo).Secondo Sesto Giulio Frontino, 200 quinarie erano riservate per il suburbio, mentre le restanti che giungevano in città erano distribuite attraverso 18 castella (centri di distribuzione) secondari e 1.457 erano riservate alle opere pubbliche, 509 alla casa imperiale e le restanti 338 alle concessioni private. Il percorso dell'acquedotto era di 20 km, quasi tutto sotterraneo meno 2 km in superficie.

> Aqua Alsietina. Anche nota come aqua Augusta, fu costruito sotto Augusto nel 2 a.C., a servizio dei quartieri oltre il Tevere (Trastevere) e della naumachia (luogo per spettacoli di combattimenti navali) che vi era stata appena costruita. Un nuovo condotto venne realizzato da Traiano nel 109 d.C.Raccoglieva l'acqua del lago di Martignano. La portata giornaliera dell'acquedotto era di 392 quinarie (pari a 188 litri al secondo, cioè 16.257 mc al giorno): di queste 254 erano riservate ad uso dell'imperatore e 138 concesse ai privati. Il percorso interamente sotterraneo era lungo quasi 33 km.

> Aqua Claudia e Anio Novus. Il ramo secondario tra Celio e Palatino, sulle pendici del Palatino. I due acquedotti furono iniziati entrambi da Caligola nel 38 e terminati da Claudio nel 52.Il primo raccoglieva le acque dell'Aniene presso i monti Simbruini, mentre il secondo captava sorgenti nell'alta valle dell'Aniene. Terminavano ad spem veterem presso Porta Maggiore: quest'ultima era la monumentalizzazione degli archi che scavalcavano le vie Prenestina e Labicana, più tardi inserita nelle mura aureliane.Dal VII miglio della via Latina correvano su arcate, tuttora in parte conservate nel Parco degli Acquedotti. Nella località di Tor Fiscale scavalcava due volte l'aqua Marcia, formando una sorta di recinto trapezoidale, che venne utilizzato come fortificazione dai Goti di Vitige, in lotta con Belisario nel 539 ("Campo Barbarico"). Un ramo secondario, costruito ad opera di Nerone (arcus Neroniani) se ne distaccava per dirigersi verso il Celio, nella parte occupata dalla Domus Aurea; successivamente questo ramo fu prolungato da Domiziano a servizio dei palazzi imperiali del Palatino, scavalcando su altissime arcate la valle tra questo e il Celio.Il percorso dell'Anio Novus era il più lungo di tutti, misurando quasi 87 km (58.700 passi), dei quali 73 km (49.300 passi) in canale sotterraneo e 14 km (9.400 passi) sopraterra. Di questi ultimi, circa 7 km corrispondevano alle arcuazioni dell'aqua Claudia, al quale, a partire dal VII miglio della via Latina, l'Anio Novus fu sovrapposto.La portata giornaliera, la maggiore di tutte, era di 4.738 quinarie, pari a 196.627 mc e 2.274 litri al secondo. Secondo Sesto Giulio Frontino, il percorso era complessivamente lungo 46.406 passi (pari a oltre 68 km), dei quali 54 km (36.230 passi) in canale sotterraneo e 16 km (10.176 passi) sopra terra: di questi 4,5 km erano su arcate. A causa delle erogazioni intermedie e delle intercettazioni abusive, solo 3.312 quinarie giungevano alla piscina limaria e solo e 2.855 quinarie al "castello" (castellum) terminale, dove l'acqua si mescolava a quella dell'Anio Novus.

> Aqua Traiana. L'acquedotto venne costruito sotto l'imperatore Traiano nel 109 d.C. e raccoglieva le acque di sorgenti sui monti Sabatini, presso il lago di Bracciano (lacus Sabatinus). La lunghezza complessiva era di circa 57 km e la portata giornaliera di circa 2.848 quinarie, pari a poco più di 118.000 mc.Raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia. Arrivava a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere. Tagliato una prima volta durante l'assedio di Roma dei Goti di Vitige, nel 537, fu restaurato da Belisario ed ebbe interventi sotto papa Onorio I nel VII secolo. Per i danni ancora subiti dai Longobardi e dai Saraceni, subì a più riprese altri restauri tra VIII e IX secolo e fu infine ricostruito come "acqua Paola" nel XVII secolo.

> Aqua Alexandrina. L'ultimo degli undici grandi acquedotti dell'antica Roma fu costruito sotto Alessandro Severo intorno al 226.Raccoglieva l'acqua del "Pantano Borghese" sulla via Prenestina, alle falde del colle di Sassolello, a 3 km dall'odierno paese di Colonna: le medesime sorgenti furono successivamente utilizzate da papa Sisto V per la sua "Acqua Felice".Con un percorso quasi interamente sotterraneo, con viadotti per superare le vallate, arrivava, presso Porta Maggiore e si dirigeva nel Campo Marzio dove sorgevano le "terme di Nerone", restaurate da Alessandro Severo nel 226 e quindi conosciute come Thermae Alexandrinae (Terme Alessandrine) e dotare in tal modo di un autonomo rifornimento idrico. Il percorso complessivo era di 22 km e la portata giornaliera intorno ai 22.000 mci.

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